La panchina, tratto dal mio libro FAVOLE TRISTI PER ADULTI

La panchina

 

Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza ed in profondità, succhiare tutto il midollo della vita, per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto.

Un parco, una panchina e due anziani signori, apparentemente nulla di particolare, una situazione che ci capita di vedere in molte città. Il sole batte sul viso dei due anziani, è timido ma riesce a rendere i volti “pieni di un rossore primaverile”. Il giardino sembra risvegliarsi da un lungo inverno e accoglie queste prime giornate di primavera, proprio come queste due persone accolgono la vita. Forse consapevoli di quella saggezza data solo dall’età, sanno che le cose migliori accadono quando meno ce lo aspettiamo, ma soprattutto non smettono mai di accadere, non hanno età.

Sono due amici di vecchia data che hanno affrontato la vita passo a passo, e ora, un po’ provati e un po’ soddisfatti, si studiano!

Entrambi felici di aver vissuto ed essere oramai arrivati ad un punto in cui i sogni sono dolci, l’ansia del raggiungere obiettivi è affievolita, i corpi un po’ usurati dal passare del tempo sembrano adagiarsi in questa condizione di assopimento, restano lì a guardare dalla panchina, con i ricordi come compagni e le fatiche come dolce memoria di un tempo che li ha fatti sentire vivi.
Hanno imparato che nella vita le scorciatoie per riuscire sono come dei boomerang: tornano indietro quando meno te lo aspetti e ti colpiscono ferendoti a morte. Hanno imparato sulla loro pelle che la paura rende prigionieri, e solo la speranza può renderci liberi, ma soprattutto hanno capito “vivendo” che: “Al mondo nulla di grande è stato fatto senza una grande passione”.

 

Capitolo 2

 

La vita è quella cosa che ci accade mentre siamo occupati in altri progetti. Sono lì seduti, con quel pallido sole e con la loro vita nelle “tasche”. Che effetto fa ricordare i sogni, se questi non si sono realizzati? Loro sembrano comunque felici di quanto fatto, forse il loro bilancio è frutto di dolci ricordi, di voglia di serenità, oppure a volte la vita ci lascia veramente invecchiare sereni? Guardandoli sembrerebbero senza rimpianti, oppure la soddisfazione di “non dover più lottare” in quel modo così focoso e faticoso, tipico dei giovani li rende sazi di ciò che la vita ha offerto loro.

Franco, è il nome del più chiacchierone, e Matteo, il taciturno. Come due facce complementari di una stessa medaglia, sono lì a rappresentare due modi di ricordare e di … lasciarsi ancora vivere.

Franco è vedovo da un po’ di anni e ciò nonostante, grazie all’affetto dei nipoti, è riuscito a non abbattersi, a desiderare ancora un domani.

Matteo invece ha ancora la sua compagna di vita e con lei ogni giorno il risveglio è facile, un caffè e il volto di chi ti ha amato anche quando la bellezza ti ha lasciato, perché è stata capace di vederti e amarti dentro, ci fa capire che la vita è davvero un dono se la si può percorrere in due per così tanto tempo.

Qualsiasi cosa ci accada, dobbiamo avere la forza di credere in un domani, ma soprattutto di saperlo “inventare”, quando proprio, non ci piace.

L’esistenza è fatta di strane linee, molte volte sono linee perfette, altre spezzate, a volte seguiamo figure geometriche ma tutto questo, doveva essere.

“Tutto quello che accade, accade per una ragione”.

La vecchiaia è per Leopardi un “male sommo”, ma forse proprio nel suo modo così mansueto e calmo di approcciarsi, troviamo un senso di serenità e di attrazione. Per chi la vita è stato un turbinio d’ansie, gioie e problemi, avere la fortuna di invecchiare senza troppi rimpianti, forse è un bel modo di “sentire” il resto della vita senza la costante paura di non farcela, con la soddisfazione di ciò che si è diventati e con la serenità, patrimonio della saggezza, di ritrovarsi anziani e felici.

Ogni stagione può offrire qualcosa, è nostro il compito di coglierne il frutto che ci dona, e proprio come Franco e Matteo potremo sorridere dei ricordi, gioire del presente e aspettarci ancora un non so che di quel domani, che a qualsiasi età può stupire.

 

 

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